Bisceglie 2017

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Centro di prima accoglienza

 immigrati di Bisceglie

Ad ottobre dello scorso anno, nella nostra città, la Coop.Oasi2 di Trani, ha aperto un centro di prima accoglienza x immigrati, affidandone la direzione a Saber, marito di Sara . La struttura accoglie 84 ospiti tutti maschi, età media 20-30 anni, provenienti da diverse zone dell'Africa centrale (Nigeria, Mali, Senegal, Gambia, Benin, etc.)

Da subito Saber, conoscendo le caratteristiche della nostra spiritualità, ci ha chiesto un aiuto concreto: voi che siete specialisti del vangelo, sicuramente saprete come amare gli ospiti che arriveranno!

E così,  la prima cosa che abbiamo sentito di fare è stata quella di allestire un magazzino per il vestiario per poter fornire ai ragazzi gli indumenti necessari una volta arrivati in struttura, direttamente dai “barconi”………..

Con questa prima attività, che resta tutt'ora, abbiamo sperimentato, e sperimentiamo ogni giorno, il Valore della Provvidenza: ne è nata una catena tra tutti, dell'Opera e non, che ormai va avanti da se…..ogni volta di fronte a qualcosa che ci accorgiamo che manca:………..”Gesù ti chiediamo i jeans, i giacconi, le scarpe, per te in questi ragazzi “…...dopo poco, nelle buste che arrivano, troviamo ciò che abbiamo chiesto!!!

Approfittando del periodo estivo, è nata l’idea di un campo di lavoro, cantiere di fraternità: l'idea è stata subito ben accolta e organizzata anche con alcuni dei ragazzi del centro .

Così lo scorso 7-8-9 agosto ci ha visti impegnati a lavorare concretamente, con questi nostri amici, da mattina a sera, con la scusa di ''riparare cose per costruire relazioni”: tutti insieme abbiamo collaborato a rendere più accogliente la struttura in cui vivono, attraverso attività di giardinaggio, pitturazione, decorazione, pulizia dei vetri. 

Alle ore 12 di ogni giorno il momento del time out è stato vissuto in unità con tutti, anche con gli operatori presenti in struttura.

Il momento del pranzo è stato molto forte: pur avendo noi il pranzo a sacco per i primi 2 giorni, abbiamo mangiato nello stesso ambiente dei ragazzi, seduti attorno ai tavoli con loro e l'unità si percepiva, era tutta lì……..il colore della pelle non faceva più alcuna differenza, le diverse provenienze erano solo motivo di scambio e di arricchimento reciproco……..

Per il 3° giorno la Cooperativa, che gestisce il centro, ha voluto invitarci a pranzo, proprio per ringraziarci di quanto avevamo fatto……..dunque tutti allo stesso tavolo, tutti in fila per prendere il pasto…...tutti accomunati dalla stessa idea di UNITA'………..

A conclusione dei campi di lavoro alcuni giovani raccontano:

“Mi sono sentita libera da me stessa, dal mio bagaglio carico di un retaggio culturale malsano. Durante i laboratori siamo riusciti tessere una trama di rapporti veri, fatti di sorrisi, di vissuti, di sguardi che raccontano un’anima negata, di dolore condiviso, di attesa, di speranza, di fiducia, di gratitudine vera.”

“ Per me il frutto più bello del campo di fraternità, è stato l’amicizia dei ragazzi. I loro sorrisi immediati, la loro apertura nel conoscerci, la loro gentilezza e la loro educazione, la timidezza di qualcuno che nascondeva un animo particolarmente spirituale. Sono stati per noi, l'occasione di conoscere una cultura diversa dalla nostra. Tornando a casa, accendendo la tv, ancora gli ennesimi servizi sull'immigrazione: ora guardo con occhi diversi. Penso che su quei barconi, ci sono ragazzi come quelli che ho avuto la fortuna di incontrare e che tra quelli che non ce l’hanno fatta, poteva esserci uno di loro: Rashid, Locky, Ibra, Sajo, Abubacar, uno dei miei nuovi amici’’.

''Non avevo pregiudizi, ma avevo bisogno di lavarmi le mani, mantenere la giusta distanza da un abbraccio, da una parola più compromettente come "see you soon" (ci vediamo presto), di osservare, insomma: sì, senza giri di parole, nella mia mente c'era una chiusura di cui non ero a conoscenza.Ho dovuto riconoscere di avere pregiudizi. 

Prendendone atto, ho cominciato a lasciarmi andare con la testa, ad essere naturale nei rapporti, come se in quei ragazzi ci fossero gli amici di una vita, all'inizio ho dovuto superarmi tanto, poi ho cominciato a capire, e a scoprire il perché di tanti atteggiamenti che non capivo, a chiedermi come avrei reagito io in alcuni casi e a rispondermi la triste verità che non avrei mai reagito così bene. 

Ogni volta che tornavo a casa sentivo un pizzico di libertà in più, la sentivo anche nel rapporto con le persone di sempre, la reazione davanti alle solite situazioni, i cambi di prospettiva, il rapporto con me stessa…………..e la libertà fonde le anime, abbatte i confini, le diversità, i limiti , la libertà non trova storia, vede solo il presente, e in quel presente chiunque può incontrarsi, e in questi incontri, inevitabilmente, si cambia……..''.

PANZEROTTATA D’AMORE – CENTRO IMMIGRATI DI BISCEGLIE – 7 DICEMBRE 2016

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In tanti ci siamo ritrovati, la sera del 7 dicembre , vigilia dell’Immacolata e festa del SI di Chiara, al centro immigrati di Bisceglie, dove ormai già da due anni, cerchiamo di essere presenti in varie occasioni.

 Abbiamo pensato di far festa con una panzerottata e così, armati di grembiuli, matterelli, farina, pomodoro e mozzarelle ci siamo messi in gioco: chi stendeva la pasta, chi la riempiva, chi la chiudeva, chi la friggeva e soprattutto chi la mangiava!!!!

Bambini, adulti, anziani, italiani, pakistani, africani, tutti insieme a lavorare e a volersi bene …

Dalle 19,30 alle 22,00 abbiamo preparato circa 400 panzerotti apprezzati da tutti i presenti.

Mentre il mega gruppo “panzerottava” con gioia, si svolgeva in parallelo un piccolo “Talent show”, organizzato con i gen ed altri giovani, durante il quale, superata un po' di titubanza iniziale, i ragazzi del centro,  si sono esibiti in qualche ballo tipico del loro paese.

Anche un gen 4 si è messo a ballare da solo, accompagnato dal suono dei “Bonghetti” dei nuovi amici africani

Tante persone, venute al Centro per la prima volta, sono rimaste molto colpite dal clima di famiglia che si è creato. 

Gli sguardi dei ragazzi del centro parlavano più di ogni altra cosa, si percepiva la gratitudine per essere stati accolti,  la loro gioia di non sentirsi diversi, di sentirsi a casa .

In tutti resterà l’amore donato, ma ancor più quello ricevuto, 

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Di seguito due impressioni di chi c’era…

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Vincenzo Caputo ci scrive: …..“sono tornato al centro immigrati dopo un bel po' di tempo….tanti volti nuovi tra i ragazzi….ma alcuni di quelli che conoscevo mi hanno accolto con un grande abbraccio e col solito sorriso chiedendo di me: è da tanto che non ti vediamo, stai bene? La tua famiglia sta bene? 

La panzerottata è riuscita ad integrare loro con noi in una sorta di servizio reciproco….come si fa in famiglia… Ieri sera eravamo tutti insieme: bambini (fantastico vederli felici, coi matterelli in mano a stendere le palline dell’impasto…), adulti e giovani. Ma ancor più nello specifico, mi è sembrato interessante lo stare insieme di Gen 2-3-4, le Famiglie, i/le Popi/e e Volontari/e di Dio, senza distinzione di branca, ma tutti accomunati dall’unico obiettivo, non solo di fare i panzerotti ma di stare insieme per vivere un momento di gioia condivisa con i ragazzi del Centro...mi sembra, ancora, che proprio ieri, giornata speciale per l’Opera, Chiara sia stata contenta di vedere uno spicchio di umanità, tesa a realizzare il testamento che Gesù Le ha lasciato: “Che tutti siano Uno!”

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Maria Altamura ci scrive: “...grazie a voi del centro che ci avete permesso di “uscire” e crescere nella libertà d’amare, è stata un’esperienza di famiglia...chi era solo ha trovato casa...chi aveva voglia di far qualcosa per gli altri ne ha avuto la possibilità, musica, incontri inaspettati...e poi i soliti panzerotti che si fanno e si consumano con la gioia di ESSERCI”

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