Dal 17 a 20 gennaio ho partecipato al convegno CO-GOVERNANCE, un progetto per conoscere e accrescere la mutua responsabilità nelle città e tra le città.Circa 400 tra politici, amministratori, tecnici, operatori socio-culturali, e studenti che si trovano insieme per mettere in comune esperienze e buone pratiche, con l’obiettivo di realizzare tra l’altro un documento programmatico per il co-governo delle città nel tempo moderno.

Quattro giorni entusiasmanti, ma anche di lavoro serio e impegnativo e con tempi piuttosto serrati.

L’impressione è stata quella di toccare con mano che c’è una foresta che cresce di cittadini che si occupano del bene comune, mentre i media ci tempestano solo di cronaca nera. Durante il congresso abbiamo scoperto che c'è chi pianta alberi in Africa e che ci chiede di farlo nel resto del mondo; che Medellin, in Colombia, è diventata una città molto più vivibile; che in Italia ci sono alcune città che, a cominciare da Assisi, dicono "basta alla guerra" e altre, come Alghero, che hanno invece adottato due bambini rimasti senza la mamma; che in una città del Libano si tassano da soli per non interrompere la raccolta differenziata; che ci sono giovani Africani, e non solo, che impiantano pannelli solari nei villaggi dell'Africa, perché con la corrente elettrica si può leggere. E poi c’è un giovane brasiliano che ha creato un potente algoritmo informatico, open source,  per collegare i guadagni e le spese dei politici al fine di verificarne l’onestà dell’operato e l’ha chiamato “serenata d’amore”. Oppure un gruppo di cittadini romani che, avendo verificato l’impossibilità del Comune di Roma di tappare le buche nelle strade, si è inventato il progetto “tappami” e passa i weekend a chiudere buche pericolose per pedoni e veicoli.Sono solo poche superficiali pennellate che danno tuttavia il senso di un evento davvero di grande rilevanza per il futuro politico del pianeta. Una piccola rappresentanza ma davvero molto significativa anche per la qualità dei relatori presenti, molti davvero di altissimo livello. 

Il documento finale non è un manifesto, ma realizza una base di lavoro comune per sviluppare un processo di apprendimento. La democrazia non intesa come forma stantia, ma come un percorso per l'umanità di oggi che crediamo si possa realizzare solo sentendoci come in una casa: persone in relazione che pensano, dialogano e agiscono alla ricerca della miglior soluzione per vivere insieme. In ogni parte questo documento del mondo si arricchirà e si modificherà con i contributi culturali dei paesi che lo adotteranno. 

Il motto finale che è scaturito è questo e vale per ognuno di noi: "vai, rischia e non aspettare di essere chiamato". La conclusione, affidata alle parole di Chiara sembrano allora risuonare in maniera nuova:  “La politica è l’amore degli amori. Se dessimo un colore ad ogni attività umana, la politica non avrebbe un colore. Sarebbe lo sfondo, il nero, che fa risaltare gli altri colori”. Da questo territorio eravamo in tre: due da Acquaviva e una da Novoli. Personalmente vi ho partecipato per via dell’inizio del  mio impegno politico locale nato nei mesi scorsi. Ho pensato che un’occasione del genere avrebbe contribuito decisamente a farmi partire col piede giusto. E così credo che sia stato.